Quinta puntata
Il finale della puntata precedente faceva presagire una svolta nella trama, e così è stato. In questa occasione, i personaggi maschili hanno avuto un peso maggiore nell'azione; ma di azione vera e propria non se n'è vista molta. Direi che, sotto questo aspetto, si fa notare un 'budget' molto inferiore rispetto ad altre serie, come «Il trono di spade»: le scene di combattimento sono poche, brevi e, per ora, con un numero di combattenti molto ridotto.
Tuttavia, si cerca (e si ottiene) una sensazione di azione attraverso una sceneggiatura ben costruita, dove anche gli spostamenti dei protagonisti, per esempio, creano una certa tensione. E, soprattutto, i personaggi acquistano profondità grazie a 'flashback' ben pianificati e a dialoghi che permettono di scorgere dubbi, contraddizioni e visioni del mondo che non si trovano nei romanzi di Salgari.
Qui, per esempio, abbiamo visto un Sandokan non del tutto certo della fedeltà di Yanez, e un Yanez che si trattiene per rispetto del dolore dell'amico; e, dal campo avverso, un Brook che riesce a capire le intenzioni di Sandokan e un sergente Murray (impagabile John Hannah in questo ruolo) capace di infrangere le rigide norme dell'esercito di Sua Maestà, quando c'è una causa (la sicurezza di Lady Marianna) che lo giustifichi.
Permettetemi di aggiungere che, finora, la serie ha un forte sapore di 'prequel', vista la grande quantità di 'flashback' che include e che ci raccontano le vicende dei protagonisti in momenti precedenti all'inizio della storia.
L'interesse, infine, si mantiene vivo e vegeto.
#Sandokan
Sesta puntata
Solo due parole per dirvi che, nella sesta puntata, gli sceneggiatori continuano a lavorare sulla personalità dei personaggi, che il sergente Murray guadagna punti nella gara della simpatia e che il rapporto tra Sandokan e Lady Marianna diventa sempre più complesso, molto lontano dalla visione tardo-romantica e dolciastra che ci offrì Salgari.
Dall'altro lato, si approfondisce il tema del colonialismo: se si erano già toccati aspetti politici, economici e sociali, ora si punta su quello ecologico. Sono tutti punti di vista che arricchiscono la narrazione e la rendono interessante, non solo per lo spettatore contemporaneo, ma anche per un pubblico più maturo (pur rimanendo sempre nel genere avventuroso, si capisce).
#Sandokan
Settima e ottava puntate
E, finalmente, un po’ d’azione. Non troppa, ma sufficiente a giustificare l’appartenenza al genere avventuroso.
Si conferma l’impressione generale: una trama molto meno lineare (anche se, a tratti, prevedibile) rispetto all’originale salgariano, protagonisti e secondari più approfonditi e un peso narrativo dei personaggi femminili così grande da arrivare a eclissare, in alcuni momenti, quelli maschili. In questo senso, la battuta di Sandokan che chiude la stagione è una vera e propria dichiarazione d’intenti degli sceneggiatori. Una frase che, tuttavia, qualcuno potrebbe interpretare come una concessione al tardo romanticismo dei romanzi; io, invece, dopo tutto ciò che ho osservato sul ruolo delle donne in questa rivisitazione, trovo molto più plausibile una lettura in chiave femminista.
Si conferma, inoltre, il carattere di prequela di questa prima stagione, che si conclude prima che i protagonisti si insedino a Mompracem. Il fatto che la seconda stagione sia già stata approvata e programmata per il 2027 rafforza questa idea.
Tutto sommato, una serie di qualità, con attori e attrici che quasi sempre fanno dimenticare quelli della versione del 1976 (Can Yaman non mi ha trasmesso la fierezza di Kabir Bedi, questo è vero; ma un Sandokan troppo carismatico forse non avrebbe funzionato in una versione così orientata al femminile), con una trama e con personaggi più elaborati. Se cercate intrattenimento puro, è un’ottima opzione; se non conoscete i romanzi di Salgari, potrebbe stimolare la vostra curiosità.
#Sandokan