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andrea_ferrero
@andrea_ferrero@sociale.network

Si fa così perché una tuta riempita di aria alla pressione di un’atmosfera, cioè alla normale pressione dell’aria al livello del mare, diventerebbe così rigida che le braccia e le gambe rimarrebbero aperte come quelle di uno spaventapasseri e sarebbe praticamente impossibile muoversi.


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Per permettere i movimenti, le tute spaziali sono mantenute a una pressione molto più bassa di quella normale, mentre per garantire la respirazione si usa ossigeno puro. Una pressione troppo bassa, sotto il 20% di quella normale, sarebbe pericolosa per la salute degli astronauti: in pratica le tute spaziali americane sono mantenute intorno al 30% della pressione atmosferica, quelle russe intorno al 40%.

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Il fatto che la pressione irrigidisca le tute spaziali fu una brutta sorpresa per l’autore della prima attività extraveicolare della storia, avvenuta nel 1965: il russo Alexej Leonov. Quando l’aria della sua tuta fu scaldata dal suo stesso corpo e dal Sole e di conseguenza salì a una pressione più alta, la tuta diventò così rigida che il cosmonauta non riusciva più a rientrare nella capsula Voschod 2.

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Per fortuna, Leonov poteva ridurre manualmente la pressione dell’aria all’interno della tuta e così riuscì a renderla più flessibile e a rientrare sano e salvo nella Voschod.

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Quando gli astronauti si preparano alle attività extraveicolari, non possono passare istantaneamente dalla pressione ambiente a quella delle tute, perché il risultato sarebbe lo stesso di una risalita troppo veloce da un’immersione subacquea: l’azoto presente nel sangue formerebbe bolle, causando la patologia da decompressione e potenzialmente la morte.

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Perciò prima di infilarsi la tuta gli astronauti devono fare una preparazione che consiste nel respirare per alcune ore ossigeno puro a pressioni ridotte per eliminare l’azoto presente nel sangue. È proprio per abbreviare questo periodo di preparazione che i russi mantengono una pressione più alta all’interno delle tute, a costo di una minore manovrabilità.