Oggi una psicologa dell'Emilia Romagna ci ha detto che la Toscana è la prima regione in Italia per somministrazione di psicofarmaci ai minori di 16 anni, e un centro clinico locale sarebbe quello che porta i numeri più in alto. Sembrerebbe riprendere un po' l'impostazione statunitense.
In Europa, o almeno in Italia, si tende a non usare psicofarmaci durante l'età dello sviluppo, anche in caso di diagnosi di adhd. Secondo le indicazioni del dsm ma non solo, poi, non si possono diagnosticare disturbi dell'umore o della personalità prima dei 18 anni.
D'altro canto abbiamo un crescente attivismo online, soprattutto su Instagram e tiktok che invece crede molto nelle diagnosi psichiatriche precoci e nell'utilizzo di psicofarmaci per adhd anche nell'infanzia e prima adolescenza.
Credo che sia un po', come spesso capita, un'eco
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dei social statunitensi.
Molte persone dicono, se mi avessero diagnosticato il disturbo x dell'umore quando ero più giovane, la mia vita sarebbe stata più facile, ignorando il fatto o non credendo nel fatto che non è proprio possibile farlo perché non si hanno gli elementi.
Oppure, dicono, se mi avessero dato i farmaci dell'adhd fin dalle elementari la mia vita sarebbe stata più facile e avrei avuto migliori risultati scolastici.
Bisogna considerare però che gli psicofarmaci hanno anche conseguenze su fegato, reni, effetti collaterali.
Sul resto non mi metto a discutere perché in genere la discussione si scalda velocemente e i toni diventano subito estremi.
Dico solo che trattenere la diagnosi può sì essere un abuso di potere, quando la diagnosi c'è; ma sarebbe un abuso di potere anche
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assegnarne una senza elementi e magari somministrare psicofarmaci appositi in piena età dello sviluppo.
In media oggi la corteccia prefrontale finisce di svilupparsi intorno ai 25 anni.
Secondo me l'impostazione che siamo "rotti" in modo meccanico e quindi possiamo essere meccanicamente aggiustati e performare meglio con meno difficoltà ha dei limiti.
Da una parte certo, ad esempio i farmaci per l'adhd ci sono apposta, rendiamoci la vita più vivibile. In Italia è fin troppo difficile reperirli anche per gli adulti, c'è una grossa resistenza.
Dall'altra sono convinta che molte persone rimangano ancorate esclusivamente alla dimensione cognitiva e neuropsichiatrica perché è meno scomoda.
Ad es., adolescenti con vite molto difficili che vengono diagnosticati/e con dop (oppositivo provocatorio) sistematicamente.
È una scelta.
@bbacc@mastodon.bida.im Non è un discorso semplice. Innanzi tutto bisognerebbe distinguere tra diagnosi e cura: anche non essendo d'accordo con gli psicofarmaci dati a qualunque età, già comunque sapere che la differenza c'è può essere importante nella vita (faccio esempi oggi meno controversi: mancinismo, daltonismo), anche solo per poter rispondere al «perché non fai/dici/vedi X» con un documentato «perché sono macino/salcazzo/daltonico».
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@bbacc@mastodon.bida.im
Sulla questione di certa faciloneria nel diagnosticare certi c.d. “disturbi del comportamento” senza guardare a contesti familiari o sociali, o ad esperienze vissute (e.g. traumi) ci sarebbe pure molto da dire, e certamente la cura farmacologica come strategia di “togliamoci il pensiero per non affrontare il problema piú generale” è catastrofica. E questo è in primis un fallimento collettivo della società, ma anche sintomo dell'inevitabile decadimento qualitativo
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@oblomov@sociale.network non so se devi finire di scrivere...comunque penso di aver capito che parli di diagnosi neuropsichiatriche (tipo adhd, autismo) e quelle si fanno sempre in età dello sviluppo, anzi, è ancora difficile ottenere dopo.
Non sono certo contraria a questo, ma alla medicalizzazione di ogni disagio giovanile e alla trascuratezza della dimensione della loro storia personale e vissuti emotivi.
Per quanto riguarda disturbi dell'umore o della personalità, prima dell'età adulta non si possono proprio fare.
@bbacc@mastodon.bida.im (si scusa, stao finendo di scrivere, sono stato interrotto). Anche per gli altri disturbi però in realtà una diagnosi potrebbe essere utile, il problema è sempre quello che se ne fa: il disturbo è il sintomo, ma la cura farmacologica fa chiaramente solo dannosa se il problema di fondo sono gli abusi in famiglia, per dire.
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@bbacc@mastodon.bida.im (si scusa, stao finendo di scrivere, sono stato interrotto). Anche per gli altri disturbi però in realtà una diagnosi potrebbe essere utile, il problema è sempre quello che se ne fa: il disturbo è il sintomo, ma la cura farmacologica fa chiaramente solo dannosa se il problema di fondo sono gli abusi in famiglia, per dire.
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@bbacc@mastodon.bida.im
D'altra parte se invece togli il bambino o ragazzo alla famiglia per cacciarlo in un istituto che fa ancora peggio della famiglia, non migliori nemmeno la situazione. Per questo parlavo di fallimento collettivo della società.
@bbacc@mastodon.bida.im
D'altra parte se invece togli il bambino o ragazzo alla famiglia per cacciarlo in un istituto che fa ancora peggio della famiglia, non migliori nemmeno la situazione. Per questo parlavo di fallimento collettivo della società.
@oblomov@sociale.network @bbacc@mastodon.bida.im la cura farmacologica, se usata a sproposito, può "nascondere" i sintomi e far sembrare che è tutto risolto (e non solo in campo neuropsichiatrico), però a volte può essere un passaggio per uscire dall'emergenza, e poi attivare un percorso di soluzione vero e proprio (non sono un tecnico e parlo un po' per sentito dire, ma il discorso è interessante)
@oblomov@sociale.network @bbacc@mastodon.bida.im la cura farmacologica, se usata a sproposito, può "nascondere" i sintomi e far sembrare che è tutto risolto (e non solo in campo neuropsichiatrico), però a volte può essere un passaggio per uscire dall'emergenza, e poi attivare un percorso di soluzione vero e proprio (non sono un tecnico e parlo un po' per sentito dire, ma il discorso è interessante)