Brutkey

Oblomov
@oblomov@sociale.network

@bbacc@mastodon.bida.im Non è un discorso semplice. Innanzi tutto bisognerebbe distinguere tra diagnosi e cura: anche non essendo d'accordo con gli psicofarmaci dati a qualunque età, già comunque sapere che la differenza c'è può essere importante nella vita (faccio esempi oggi meno controversi: mancinismo, daltonismo), anche solo per poter rispondere al «perché non fai/dici/vedi X» con un documentato «perché sono macino/salcazzo/daltonico».

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Oblomov
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Sulla questione di certa faciloneria nel diagnosticare certi c.d. “disturbi del comportamento” senza guardare a contesti familiari o sociali, o ad esperienze vissute (e.g. traumi) ci sarebbe pure molto da dire, e certamente la cura farmacologica come strategia di “togliamoci il pensiero per non affrontare il problema piú generale” è catastrofica. E questo è in primis un fallimento collettivo della società, ma anche sintomo dell'inevitabile decadimento qualitativo

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Oblomov
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che viene dalla “massificazione”, sia nel senso di servizio sociale, sia nel senso di commercializzazione del servizio (purtroppo entrambi portano alla stessa porcheria).

Questo non leva però né l'importanza della diagnosi (come dicevo) né il fatto che in certi casi l'intervento farmacologico sia importante per migliorare la qualità della vita.

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Oblomov
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Poi il problema sta nel trovare il giusto equilibrio, e come con gli antibiotici temo che passeremo (stiamo già passando?) attraverso una fase in cui se ne abuserà in maniera catastrofica, e sarebbe bello se ce la potessimo risparmiare …

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