@muffa@puntarella.party @lorcon@mastodon.bida.im @lysander@fedi.vituperio.eu @GustavinoBevilacqua@mastodon.cisti.org
per concludere riesco a comprendere e a condividere il tuo discorso in pieno ma, se cambio prospettiva, cambio anche il tipo di ragionamento.
penso siano giustificati sia la solidarietà nei confronti dell'incompetente che il biasimo, a seconda della prospettiva.
ma la soluzione, se esiste, sta sicuramente nel migliorare il sistema e non nel prendersela col singolo, e su questo penso che ci sia poco da discutere
@bbacc@mastodon.bida.im @lorcon@mastodon.bida.im @lysander@fedi.vituperio.eu @GustavinoBevilacqua@mastodon.cisti.org 2 cose poi chiudo per non appesantire troppo la discussione
"la passione non può essere un propulsore per 24h/24h 365 giorni all'anno, ma se di base c'è, cambia sicuramente la qualità delle giornate e come si vive con sé stess*."
in parte sono d'accordo. per quel che mi riguarda, la passione per l'informatica mi fa ancora preferire questo mestiere ad altri, ma la voglia e l'entusiasmo con i quali ho iniziato sono andati.
fare lo stesso lavoro ogni giorno della tua vita per me è anti-umano, qualsiasi sia il lavoro. farlo per un padrone ancora più alienante. farlo a ritmi e condizioni che peggiorano nel tempo peggio mi sento.
questo vale per la maggior parte di noi. poi ci saranno alcuni per i quali quella professione è la massima aspirazione della loro vita e si sentono
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@bbacc@mastodon.bida.im @lorcon@mastodon.bida.im @lysander@fedi.vituperio.eu @GustavinoBevilacqua@mastodon.cisti.org dei privilegiati a poter fare quello che fanno. beati loro ma stiamo parlando di mosche bianche.
2. se in altri paesi lo stato del sistema scolastico è molto migliore che da noi e i tassi di demotivazione del corpo insegnante sono molto bassi, i motivi li conosciamo senza star qui a ripeterli (classe politica che ha investito soldi su soldi nel miglioramento del sistema con una programmazione decennale, livello di civiltà maggiore, lavoratori più coscienti e organizzati, salari più alti, ecc). niente di tutto ciò è imputabile al collega fancazzista, che fa girare i coglioni anche a me, in particolare se i miei superiori mi hanno caricato di lavoro, garantendosi che io sia attaccato alla catena di produzione. dovrei prendermela con loro, invece me la prendo con il mio collega.
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@muffa@puntarella.party
certo, su questo non si discute. prendersela con i colleghi è un po' come fare i cappon di Renzo, ed è vero.
penso comunque che quando si ha a che fare con l'educazione di bambin* e adolescenti o con la salute, o in generale mestieri che hanno un impatto enorme sulla vita delle persone, sia comunque istintivo attribuire un minimo di responsabiltà personale a certi comportamenti, soprattutto se magari oltre a lavorare male l* tizi* ostacola anche tentativi di unione e lotta sindacale e perché non cerca un miglioramento, semplicemente non vuole rotture di coglioni. esistono anche loro.
per il resto ti sei spiegato benissimo e condivido tutto. per me c'è questo tassello in più.
(sulla sanità:ho una cara amica che lavora in ospedale e non so come faccia a reggere la pressione..)
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Io vado un po' controcorrente ed estendo quel che bb dice anche oltre la salute. È vero che se faccio merdate nel mio lavoro attuale non ci va di mezzo la vita di una persona, per fortuna, ma il punto trovo sia applicabile a me come a un insegnante o a un medico.
E il punto è:
Io faccio il lavoro che vorrei, per il quale credo di avere passione? No. L'ho fatto per qualche tempo poi sono stato diciamo scalzato via dalla politica, ma questa è un'altra storia. Il lavoro che faccio ora è comunque in un campo per cui ho passione quindi sono caduto in piedi, ma è comunque un ripiego.
Credo sia, o debba essere, una missione? No, e nemmeno per insegnanti/medici. Se la persona la sente come vocazione, meglio, farà quasi certamente un ottimo lavoro anche in condizioni scarse (ho conosciuto un insegnante così, faceva le magie), ma non è assolutamente necessario e come dice muffa sono mosche bianche.
Critico però i colleghi (e gli insegnanti/medici) che hanno accettato di fare questo lavoro come ripiego di un qualcosa di completamente diverso.
Non si tratta di fancazzismo, che anzi stimo, con gli strumenti che abbiamo potremmo produrre 100 in tre ore, ci pagano 10 e pretendono 300, è assolutamente legittimo lavorare due ore e pure con calma.
Si tratta proprio di stare attivamente in un ambiente che non piace, per il quale non si ha inclinazione, e nel quale si rovina la vita a sé stessi e a chi si ha intorno.
Lo noto nel mio campo, dalla trasmissione dell'altro giorno vedo che lo si nota nell'insegnamento, sono sicuro si noti in tutti i campi, chi è lì ma lì non ci vuol stare e non ha un briciolo di interesse o inclinazione per starci, si nota. E rovina la vita a tutti, compreso sé stesso
Qui parlo probabilmente a vanvera perché io, la lotta operaia vera non l'ho mai vista, ma mi ricorda un po' i crumiri.
Persone che accettano condizioni misere e "rovinano" l'ambiente per i compagni, perché comunque devono pur mangiare.
La colpa REALE di chi è? Della società, che non permette alla gente la cui inclinazione non ha posti di lavoro liberi di stare sul divano e fare una vita comunque dignitosa e piacevole, ovviamente. Dei padroni che su questa guerra tra poveri ci costruiscono imperi, anche.
Ma anche, secondo me, un po' di chi, per riprendere la trasmissione "voleva fare l'avvocato ma non ha trovato quindi si è data all'insegnamento".