Brutkey

Elena Brescacin
@elettrona@poliversity.it

Non so se nel Fediverso italiano ci sia qualcuno coinvolto direttamente nelle risorse umane, o che sa da vicino le loro dinamiche.
Discutendo con un mio conoscente in merito a "diversità equità inclusione" seghe varie, mi raccontava "ho saputo per vie traverse che non mi hanno preso a lavorare perché stavano cercando le mie competenze ma la persona doveva essere donna, nero, omosessuale/trans/queer".
Onestamente mi è venuto da rispondergli, di pancia: "benvenuto al mondo! Buono il sapore?" Io quelle "tu sei competente ma..." sono frasi che mi sono sentita dire un sacco di volte perché donna, perché con disabilità. E francamente, istintivamente, non mi dispiace così tanto se un pochino lo assaggia anche chi ha avuto la strada spianata "per status" fino all'altro giorno.
La razionalità però mi fa capire il concetto opposto: chi si trova penalizzato perché "non sottorappresentato", non empatizzerà con noi perché semplicemente non è abituato a farlo. Anzi, proverà ancora più rabbia e odio verso quei gruppi che a suo dire gli portano via il lavoro. E alla fine votano [partito conservatore estremo a caso].
Se davvero le cosiddette "quote" funzionano così, va migliorato il sistema. Non puoi assumere uno _perché_ [gruppo a caso]. Devi assumerlo per le sue competenze. Non sei sicuro che le abbia? Perfetto. E la colpa di chi è? Di un mondo che ha marginalizzato parecchi gruppi senza preoccuparsene, e continua a farlo, includendoli solo sulla carta per far numero.


LaVi
@LaVi@livellosegreto.it

@elettrona@poliversity.it lo vado predicando da decenni che, pur donna, sono contraria alle "quote rosa".
Una persona dovrebbe essere assunta perché competente e adatta al ruolo, non perché vagina munita, o con un determinato colore epidermico, o con un orientamento sessuale anziché un altro.
Abbiamo avuto per secoli maschi bianchi eterosessuali preferiti ad altri candidati solo perché tali, non è certo ribaltando il parametro che le cose miglioreranno.

Sabrina Web :privacypride: 📎📎
@sabrinaweb71@sociale.network

@LaVi@livellosegreto.it @elettrona@poliversity.it il discorso è più complesso, perché le quote rosa dovrebbero servire a dimostrare che le donne possono fare determinati lavori e far abituare la gente all'idea, sapevo di paesi dove le avevano tolte perché comunque si assumevano donne in modo organico. Poi ci sono quelli che ai colloqui agli uomini come prima domanda chiedono delle loro esperienze e alle donne della loro situazione sentimentale/familiare. Questo è un problema che non risolvi con le quote rosa

Elena Brescacin
@elettrona@poliversity.it

@sabrinaweb71@sociale.network @LaVi@livellosegreto.it Idem le prese in giro alle persone non etero, o a quelle nere; lo stesso le aziende che assumono disabili, e non risolvono le barriere architettoniche. Assumere donne e pagarle poco / non dare loro posizioni di responsabilità, vanifica tutti gli sforzi.
Poi mettici pure che certi si vantano delle "quote" diversità, poi ti trovi una persona bipolare sotto farmaci, o con HIV, o trapiantata o sotto chemio... che vede chi non si sente a disagio a dire "sono lgbt, indu buddista ebreo musulmano" però dire "vivo con l'HIV" non lo dici perché temi lo stigma.

LaVi
@LaVi@livellosegreto.it

@sabrinaweb71@sociale.network esattamente. Mentre, se si facesse come vorrei io e si considerassero solo persona e capacità, il problema non si porrebbe proprio.

@elettrona@poliversity.it

Elena Brescacin
@elettrona@poliversity.it

@LaVi@livellosegreto.it @sabrinaweb71@sociale.network Il valore fondamentale è assumere per le proprie capacità professionali, ma allo stesso tempo non deve metterti a disagio parlare coi colleghi di chi sei.
Io non condivido quelli che dicono "adesso ti presenti, dici chi sei" e parte tutto il teatrino stile alcolisti anonimi. Deve essere lo spirito tra colleghi che ti fa sentire a tuo agio.
Capiamoci, non devi dire "io sto con un partner maschio / una partner donna" ma se tipo in pausa caffè racconti "sono uscito col mio compagno a vedere i tizi che suonavano la tromba", nessuno ti deve guardare storto. Se a una cena aziendale apri il marsupio e prendi il flacone di farmaci, non devi fare sotterfugi perché gli altri non lo vedano, così da evitare che si mettano a googlare e dire "ah, sì, po'ro ragazzo, c'ha l'accaivvù" o riempirsi di amuchina fino alla spalla appena giri gli occhi. Questa roba qua, non la impari col diversity program. O meglio, non serve SOLO quello.

Elena Brescacin
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@LaVi@livellosegreto.it @sabrinaweb71@sociale.network Il valore fondamentale è assumere per le proprie capacità professionali, ma allo stesso tempo non deve metterti a disagio parlare coi colleghi di chi sei.
Io non condivido quelli che dicono "adesso ti presenti, dici chi sei" e parte tutto il teatrino stile alcolisti anonimi. Deve essere lo spirito tra colleghi che ti fa sentire a tuo agio.
Capiamoci, non devi dire "io sto con un partner maschio / una partner donna" ma se tipo in pausa caffè racconti "sono uscito col mio compagno a vedere i tizi che suonavano la tromba", nessuno ti deve guardare storto. Se a una cena aziendale apri il marsupio e prendi il flacone di farmaci, non devi fare sotterfugi perché gli altri non lo vedano, così da evitare che si mettano a googlare e dire "ah, sì, po'ro ragazzo, c'ha l'accaivvù" o riempirsi di amuchina fino alla spalla appena giri gli occhi. Questa roba qua, non la impari col diversity program. O meglio, non serve SOLO quello.