@bbacc@mastodon.bida.im
@marcoboh@snowfan.it @GustavinoBevilacqua@mastodon.cisti.org invece di rifiutare la religione solo in spirito oppositivo, bisognerebbe fare i conti con le tracce che lascia in noi.
Se si cresce in una certa religione/cultura, essere atei/e e dichiararsi tali non significa che non abbiamo interiorizzato alcune delle sue logiche.
Meglio affrontare questa parte di sé con sincerità.
Altrimenti si rischia uno spostamento, ovvero sposto l'ansia dalle conseguenze di una volontà divina alle conseguenze di forze "soprannaturali" non definite che hanno ancora meno regole e quindi sono ancora meno prevedibili.
ho visto persone disprezzare e schernire i cattolici e poi andare praticamente in psicosi con tarocchi e stregoneria, o viversi il buddismo in modo bigottissimo.
è un tema su cui ho riflettuto molto.
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è una questione personale; la spiritualità è una necessità umana, alcune persone ce l'hanno spiccata, altre per nulla, altre dipende.
L'importante per chi ne ha bisogno è seguire un percorso spirituale che fa stare bene e fa sentire in contatto con l'universo o qualcosa più grande di sé.
la scaramanzia purtoppo non credo riesca a fare questo.
nei casi migliori aiuta un po' a gestire l'ansia , nei casi peggiori è un ottimo veicolo di ideazioni paranoidi.
Insomma quello che credo io è che, per quanto sia una cosa molto lontana da me, quando è necessario sono meglio una spiritualità o religione "strutturate" con una comunità definita e regole precise piuttosto di perdersi nei meandri della follia dove l'unica cosa che protegge dal male è la maga a pagamento che toglie il malocchio.
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