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andrea_ferrero
@andrea_ferrero@sociale.network

Sta per nascere la prima stazione spaziale in orbita intorno alla Luna: si chiamerà Gateway (in italiano “portale”) e sarà assemblata a partire dalla fine del 2027.

(continua)


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Sarà composta da vari moduli, più piccoli di quelli della ISS e lanciati con i lanciatori Falcon Heavy di SpaceX e SLS della NASA, che serviranno per il soggiorno degli astronauti, il mantenimento dell’orbita, le telecomunicazioni, le interfacce di attracco per la navetta Orion, i moduli di rifornimento e i veicoli per l’atterraggio sulla Luna, più un braccio robotico per la manutenzione e l’ispezione esterna.

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Gateway sarà costruita dagli stessi partner della Stazione Spaziale Internazionale, ad eccezione della Russia: Stati Uniti, Europa, Giappone e Canada. Parteciperanno inoltre gli Emirati Arabi Uniti, che avranno la responsabilità del modulo Airlock, la “porta” della stazione per le attività extraveicolari degli astronauti, di cui hanno affidato la costruzione all’Italia, che è coinvolta anche in tutti gli altri moduli pressurizzati.

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Avrà un'orbita molto particolare chiamata NRHO, acronimo di “Near-Rectilinear Halo Orbit” (in italiano, “orbita alone quasi rettilinea”), che andrà da 1500 km di distanza dalla Luna a 70.000, e vista dalla Terra apparirà come una serie di ellissi molto eccentriche intorno alla Luna (un “alone”).

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Quest’orbita è stata scelta per diverse ragioni: rappresenta un compromesso tra l’esigenza di garantire un facile accesso al polo Sud lunare e quella di limitare il consumo di propellente, permette comunicazioni continue con la Terra, perché non va mai in eclisse, e sperimentazioni nell’ambiente dello spazio profondo.

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Gateway si troverà ben oltre la protezione fornita dalla magnetosfera terrestre, perciò gli astronauti non la abiteranno in modo continuo, ma per periodi limitati, a partire da 30 giorni per volta, e i primi esperimenti saranno dedicati soprattutto allo studio delle radiazioni.

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L’European Radiation Sensor Array misurerà le radiazioni cosmiche galattiche e le particelle energetiche solari per quantificare l'esposizione alle radiazioni per gli astronauti e l'hardware, un dato cruciale per progettare protezioni adeguate per le future missioni su Marte, che dureranno anni.

L’insieme di strumenti HERMES, fornito dalla NASA, studierà l’andamento del vento solare nel tempo.

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L’Internal Dosimeter Array valuterà gli effetti di questo ambiente sulla salute degli astronauti e le nuove tecnologie messe a punto per mitigare gli effetti negativi delle radiazioni durante le lunghe permanenze. Inoltre Gateway potrà servire come banco di prova per i futuri sistemi di supporto vitale rigenerativo, che dovranno garantire all’equipaggio un ambiente sicuro e confortevole e riciclare l’aria e l’acqua con la massima efficienza possibile.

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Infine, l’orbita NRHO potrà essere sfruttata per osservazioni astrofisiche non ostacolate dalla luce e dall'atmosfera terrestre.

Mancano due anni o poco più: con la prima base abitata al di fuori della magnetosfera terrestre si aprirà un nuovo capitolo nell’esplorazione del sistema solare.

(fine)