@mcp@poliversity.it sono solo dichiarazioni. E né in quelle dichiarazioni né nelle eventuali deportazioni di massa FUTURE che quelle dichiarazioni prospettano, c'è qualcosa di peggio rispetto a quello che Israele sta facendo ORA.
Quindi non perderei tempo a commentarle, ma se proprio bisogna riservare un minimo di indignazione alla questione, è sufficiente concentrarsi sullo sterminio indiscriminato che sta avvenendo ora e che in troppi non vogliono chiamare genocidio
@informapirata@mastodon.uno Suggerisco di leggere il libro, però. Le dichiarazioni del 1938 sono state anche attuate, dal 1948 in poi.
I bempensanti si spingono a dire - senza fare alcunché (in una situazione in cui le sanzioni economiche potrebbero, questa volta, fare male a chi le subisce) - che ora si sta "esagerando" e "due popoli due stati". Ma proviamo a fare finta che la Palestina sia come l'Algeria in lotta contro il colonialismo francese negli anni '50. o come il Sudafrica dell'Apartheid: useremmo gli stessi argomenti? Li considereremmo sufficienti?
Un altro aspetto a cui si pensa poco è che abbiamo timore a parlare di Israele come si parlerebbe del Sudafrica razzista perché esso stesso è una soluzione coloniale di un problema generato in Europa - per la quale la Palestina è stata trattata come una discarica di nostri rifiuti tossici quali il razzismo e l'etno-nazionalismo. Che cosa avremmo detto e fatto se Ben Gurion e gli altri avessero creato uno stato ebraico in Molise o in Renania, espellendo programmaticamente renani e molisani, come risarcimento storico per l'antisemitismo nazista e fascista?