@leodurruti@puntarella.party
«L’idea che la libertà non vada letta come conquista del potere, ma come capacità di non lasciarsi ridurre alla sua logica di blocco, nel mondo multipolare e centrifugo di oggi, dominato da nuovi imperi, propaganda e algoritmi, ha implicazioni dirompenti. La realtà è un processo storico, non una scacchiera di Risiko.
«I regimi autoritari solitamente crollano perché logorano le narrazioni che un tempo sostenevano la loro legittimità, accumulando opposizione più in fretta di quanto riescano ad ammansirla o contenerla. Il regime degli ayatollah sta percorrendo velocemente questa strada. Dobbiamo agli studenti iraniani molto di più che giudizi sprezzanti formulati da lontano».
https://ilmanifesto.it/la-speranza-rivoluzionaria-e-chi-la-mortifica
#Iran
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«Il paradosso del sovranismo (che talvolta trova riverberi anche a sinistra) è un preteso antimperialismo che dell’imperialismo riproduce le strutture mentali e cognitive. Questa inconsistenza si fa ancora più acuta quando ci si rende conto che gran parte dell’immaginario “anti sistema” vive in realtà dentro il capitalismo delle piattaforme, dipendendo ontologicamente da quegli stessi miliardari (Musk, Thiel) che incarnano la vocazione più reazionaria dell’oligarchia tecno-finanziaria. Un sovranismo prodotto dalla Silicon Valley: come hanno spiegato Aradau e Blanke, la ragione algoritmica si basa spesso su una dipendenza mascherata da ribellione».