Brutkey

andrea_ferrero
@andrea_ferrero@sociale.network

In compenso, a differenza dei raggi cosmici galattici, possono essere schermate perché hanno un’energia inferiore. Si può predisporre un’area del veicolo appositamente attrezzata in cui gli astronauti si possono rifugiare durante questi eventi. Oggi l’attività solare è monitorata attraverso una vera e propria “meteorologia spaziale”, ma all’epoca del programma Apollo gli eventi solari rappresentavano un rischio imprevedibile.

andrea_ferrero
@andrea_ferrero@sociale.network

Le fasce di Van Allen circondano il nostro pianeta e sono zone di particelle cariche, soprattutto protoni ed elettroni, intrappolate dal campo magnetico terrestre. Se un astronauta vi rimanesse immerso costantemente per settimane, la dose sarebbe letale, ma se vengono attraversate in poche ore la dose totale ricevuta è equivalente al massimo a quella di una TAC, cioè largamente entro i limiti di sicurezza.


andrea_ferrero
@andrea_ferrero@sociale.network

Sono quindi il problema più facile da gestire: la Stazione Spaziale Internazionale attraversa periodicamente una “protuberanza” della fascia interna di Van Allen, l’Anomalia del Sud Atlantico, e ciò ha richiesto una schermatura supplementare e protocolli specifici, ma non ha impedito la missione.

andrea_ferrero
@andrea_ferrero@sociale.network

Infine, le fasce di Van Allen intrappolano parte delle particelle che arrivano dall’esterno e insieme all’atmosfera proteggono dalle radiazioni la vita sulla Terra. Di conseguenza, i raggi cosmici galattici e le particelle energetiche solari sono un problema significativo soltanto per le missioni che si spingono oltre l’orbita bassa.

(fine)