9/n
Nel contesto attuale, gli Stati Uniti non sono più una potenza incontrastata, ma rimangono un attore centrale in un ordine mondiale basato sulla violenza, il saccheggio e l'imposizione. La loro crescente aggressività riflette anche le loro crisi interne e la loro necessità di riaffermare il controllo su territori strategici ricchi di petrolio, minerali, acqua e biodiversità. L'America Latina, ancora una volta, appare come il bottino e la retroguardia di un progetto imperiale che rimane profondamente pericoloso.
10/n
Difendere l'autodeterminazione dei popoli – classi dominate, sfruttate e oppresse all'interno dei cosiddetti contesti “nazionali” – non significa idealizzare i governi o negare le contraddizioni interne inerenti al processo venezuelano, di cui siamo critici, ma piuttosto rifiutare categoricamente l'intervento straniero e affermare il diritto di ogni classe dominata, sfruttata e oppressa di lottare per il miglioramento del proprio destino senza minacce, blocchi o occupazioni. In questo senso, affermiamo che l'organizzazione di fronte a questa situazione non può venire dall'alto né essere delegata alle strutture statali, ma può essere costruita solo dal basso, attraverso l'organizzazione popolare e la partecipazione diretta di coloro che sostengono la vita quotidiana in condizioni di assedio.
11/n
Il caso della nave sequestrata, come il blocco economico nel suo complesso, dimostra che l'imperialismo non cerca di “correggere” i governi, ma piuttosto di soggiogare interi popoli attraverso la fame, l'isolamento e la punizione collettiva. In Venezuela, come nel resto dell'America Latina, anche tra le difficoltà causate dalla burocratizzazione, dai limiti e dalle tensioni con lo Stato che tendono a indebolire l'organizzazione di base, vediamo le comuni, gli spazi territoriali e le forme di organizzazione popolare sostenere la resistenza materiale e sociale quotidiana di fronte al blocco, alla carenza di beni e all'aggressione imperialista.
12/n
La nostra lotta va oltre i confini imposti dagli Stati e ci unisce a tutte le classi oppresse. Il governo imperialista del Nord ha assunto una posizione xenofoba, razzista e persecutoria nei confronti delle comunità di migranti presenti sul suo territorio. L'attacco al Venezuela si basa ideologicamente sul razzismo insito nello Stato statunitense – come in altri Stati – che si irradia internamente ed esternamente a favore delle classi dominanti di quel Paese.
13/n
Di fronte a questa offensiva, come anarchici denunciamo il governo statunitense e sosteniamo che la soluzione non verrà da Stati più forti o da dispute tra potenze, né dalle cosiddette organizzazioni internazionali create dagli Stati e per gli Stati, ma dalla costruzione di un popolo forte, organizzato dal basso, con indipendenza politica e una reale capacità di contestare il potere. La storia dell'America Latina dimostra che ogni avanzata dell'imperialismo ha incontrato resistenza anche in condizioni avverse. Ciò sostiene la dignità e la capacità di una risposta collettiva. È la base materiale del potere popolare dal basso. Di fronte all'imperialismo la neutralità non è possibile. O si sta dalla parte del dominio, del saccheggio e della guerra, oppure si sta dalla parte degli oppressi.
14/n
Il nostro impegno è a lungo termine ma chiaro: rafforzare l'organizzazione popolare, approfondire la resistenza e costruire dal basso un orizzonte emancipatorio per le classi oppresse del mondo. L'imperialismo non passerà! Viva chi lotta!