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l’IA è il “piuttosto che” dei normie digitali, degli scientisti da settimana enigmistica, un tic mentale-retorico che ossessiona le menti solo di chi è così arido da non pensare non dico a futuri alternativi (ormai siamo spacciati) ma anche solo un terreno di gioco più neutro, più stabile, legato ai mezzi che in fondo accompagnano l’uomo da sempre (come i contesti educativi o familiari), anche nel dopo era tecnologica