Brutkey

Ju
@ju@gts.nugole.it

L'anno scorso mi hanno regalato due voluminose matasse di lana rosa.
Io detesto il rosa.
Ogni tanto tiro fuori ste due matasse e penso cosa potrei farci...meh...

Il fatto è che il rosa è il colore dei miei che volevano farmi piacere il costume di carnevale da fatina (no, Zorro non puoi...va bene da damina spagnola allora? No, le damine spagnole non hanno la spada, però eh...non è rosa, guarda, è rosso).
Il colore delle scarpine di vernice che bisognava tener bene perchè erano un regalo ma io non ero capace di tenerle bene (ma guarda la tua amica che non si comporta sempre da maschiaccio e tiene le scarpine pulite!).
La collanina regalata alla comunione che ho finito per rompere per vedere se potevo usare le perline per fare altro.
..."e insomma mettiti questo e stai ferma porca miseria, chissà che per una volta non riesci a comportarti come una brava bambina".

Insomma è il colore dell'obbligo di fare finta di essere qualcosa che non sono, non sarò mai, non riesco a fingere di essere a meno di non stare fermə e zittə come una statua.

Nella mia esperienza essere non-binari è una cosa complicata da spiegare.
Non sono un uomo, non ho mai voluto un corpo maschile, non è mai davvero stata una questione fisica, più una faccenda di reazioni, movimenti, modo di esprimersi, preferenze istintive.
"Donna" non mi definisce.
C'è tutto un insieme immateriale di modi di essere femmina (e no, non è una questione di stereotipi, è molto più profondo di così) che io non ho, non ce li ho, ma neanche li voglio e non li so fingere e ad un certo punto della vita ho capito che a forza di provare a fingerli, come se impersonassi un ruolo tutte le volte che uscivo di casa, mi stavo facendo del male.

Il fatto che guardandomi la maggior parte delle persone si aspetta istintivamente un modo di essere rispetto al quale io sono e sarò sempre fuori sincrono, non è un mio problema da risolvere. Dal momento che non sto facendo del male a nessuno con la mia esistenza, sta agli altri accettarmi o meno.
Infatti ho pochi amici, quelli a cui il mio "fuori sincrono" sta bene.

...

E però fai l'uncinetto.
Ecco, l'uncinetto è una cosa a cui sono arrivatə dopo tutto il percorso mentale di cui sopra.
Personalmente credo che sia un po' una boiata distinguere attività maschili e attività femminili, quindi rifiutarmi di fare una cosa che mi piace perchè etichettata come femminile è scemo.
L'uncinetto è una forma, spesso sottovalutata, di artigianato artistico che mi piace perchè mi permette di esprimere la mia creatività, che altrimenti è abbastanza repressa.
Però so anche come si fa a collegare i fili elettrici al frutto di un interruttore e come montare una presa elettrica, volendo e non è mai terminato il mondo per la collisione di queste due abilità incompatibili.


Nota:
quando la nipote ha messo al mondo i due umani piccoli le ho regalato due coperte all'uncinetto fatte appositamente con tutti i colori dell'arcobaleno.

Floreana
@floreana@poliversity.it

@ju@gts.nugole.it

Aaaah, quanto ti capisco!

Sono cresciuta maschiaccia pure io, secondo me anche un po' complici i genitori che mi davano gli indumenti più gender neutral dismessi da mio fratello.
Non puoi crescermi con jeans, pantaloncini e scarpe da ginnastica e poi aspettarti che sia felice di passare a gonne e scarpine di vernice!

Complici anche, credo, i pomeriggi dopo scuola passati da nonna a giocare con detto fratello, i miei due cugini maschi e occasionalmente i nipoti, sempre maschi, per coincidenza, delle altre famiglie che vivevano nella stessa corte.

Le pressioni, poi, perché adottassi modi e apparenza più femminili non si contano.
Volevano farmi fare i buchi alle orecchie, ma io non ho mai acconsentito. Nonna, che era sarta (e fu lei a insegnarmi a lavorare a maglia, ma allora non mi interessava granché), mi faceva delle gonne e dei vestitini che a me non piacevano e non ho mai indossato, con suo sommo dispiacere.

E più tardi, ovviamente, è arrivato l'immancabile "ma quand'è che fai figli?", che almeno dopo una certa età è andato sparendo.

Sicuramente nell'arco della mia vita il mio comportamento e il mio aspetto sono stati a tratti classificabili come "da maschio" (tipo le due primine al liceo che volevano conoscermi perché pensavano fossi un ragazzo. Sorry girls, non sapevo ancora di essere bi!).

Il rosa, preferibilmente glitterato, me lo sono riconquistato molto tardi. Non perché sia "da femmina", ma perché è obiettivamente un colore che salta all'occhio, che può diventare addirittura oltraggioso e che a me mette allegria.

Il lavoro a maglia pure l'ho riscoperto una decina d'anni fa e lo faccio tutt'oggi, non perché una signorina debba saperlo fare, ma perché è soddisfacente, meditativo, ingaggia il cervello in una forma creativa che ha le basi nella logica (c'è da pensare parecchio, se si vuole modificare un progetto o crearne uno da zero).

E insomma, in fondo penso di non aver mai interpretato le persone e me stessa sulla base della dicotomia dei ruoli di genere. Io sono io, le persone sono come sono. Per conoscerle non è importante sapere in quale casella di genere collocarle, ma altre cose. Cosa gli piace? Che esperienza di vita hanno avuto finora? Sono affidabili? Che carattere hanno? Sono, tutto sommato, brave persone o gente da cui è meglio girare al largo? Forme, colori, autodefinizioni sono tutti dettagli secondari.

Forse è un modo più laborioso di vivere in società rispetto all'incasellamento rapido in un certo numero di categorie ontologiche, ma francamente mi fa vivere bene. Non mi sento nemmeno in dovere di mantenere rapporti di facciata con membri della mia famiglia obiettivamente maligni in nome di un legame il cui peso non avverto proprio.

You do you. Solidarietà da un altro blob gloriosamente indefinito.
😁😁


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@floreana@poliversity.it @ju@gts.nugole.it neanche io li volevo i buchi alle orecchie, più che altro perché avevo paura del dolore. Chi bella vuol apparire un po' deve soffrire, quanto l'ho odiato questo proverbio! Non ero mai io che volevo apparire bella, era sempre qualcun'altra che insisteva.
A 12 anni circa ho obbedito e li ho fatti, sia pure controvoglia. Nel giro di poco mi è venuta un'allergia, mi si è riempita la testa di bolle, i buchi mi si sono richiusi e non se ne è parlato più. Per fortuna

Ju
@ju@gts.nugole.it

@floreana@poliversity.it

Volevano farmi fare i buchi alle orecchie, ma io non ho mai acconsentito.
Io invece ne ho fatti 4, 3 da un lato e 1 dall'altro e ho sempre portato gli orecchini. È una cosa un po'...come lo spiego? È sempre stato un modo per dire che anche se mi piegavo ai canoni della "normalità", quella cosa lì era diversa, non ero sconfittə, avrei continuato a ribellarmi.
Naturalmente porto orecchini particolari, molto zingareschi, liberi e colorati, oppure maschili.
E più tardi, ovviamente, è arrivato l'immancabile "ma quand'è che fai figli?", che almeno dopo una certa età è andato sparendo.
Ecco...qui siamo alla fase in cui mia mamma si lamenta che non le ho dato dei nipoti che una volta grandi potessero occuparsi di lei.
Sipario.

p.s.
grazie per questo post e per avermi raccontato la tua storia
❤