Brutkey

Oblomov
@oblomov@sociale.network
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Per la gioia di @matz@gts.matteozenatti.net e di @ju@gts.nugole.it ho aggiunto al #DivorzioLeghista in #TerzineDantesche due strofe che mi hanno permesso di chiudere con il verso singolo, anche se per quest'ultimo ho dovuto rinunciare alla rima interna.

Sono 28 versi appena però, non credo ci sia molto che cantare ancora 8-D

https://wok.oblomov.eu/oppure/divorzio-leghista-dantesco/

#Vannacci #Salvini #poesia #poesie

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Ho aggiunto due strofe alla poesiuola sul divorzio leghista ispirata da @ju@gts.nugole.it

https://wok.oblomov.eu/oppure/divorzio-leghista/

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@ju@gts.nugole.it forse il terzo verso della seconda strofa dovrei metterlo come primo.

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Piú che parlare di lavoro però sarebbe piú opportuno parlare di “trovare sostentamento”; si potrebbe scegliere (o cercare) di vivere piú o meno ai margini della società, magari con la fortuna di procurarsi una casetta con un pezzo di terreno sufficienti a camparci di sopra, magari vendendo l'eccesso al mercato rionale (o dove che sia) per avere anche qualche soldo per le spese necessarie.

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Ovviamente se si ha fortuna si può magari trovare un lavoro che piace e che si possa svolgere da remoto dalla suddetta casetta con terreno, il che peraltro aiuterebbe anche a guadagnare indipendenza (i pannelli solari costano, le batterie non sono eterne etc).

È curioso che questa soluzione possa funzionare molto meglio ora che, per dire, mezzo secolo fa.

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In realtà sospetto che la cosa non sarebbe facile, soprattutto ai giorni nostri, a meno di non lavorare all'anagrafe o avere comunque agganci là dentro (e mantenerli “di generazione in generazione”). Con questa soluzione ci si potrebbe quanto meno evitare indagini scomode, ma a meno di non saltare da pensionato a pensionato, rimarrà comunque la necessità di lavorare.

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Piú che parlare di lavoro però sarebbe piú opportuno parlare di “trovare sostentamento”; si potrebbe scegliere (o cercare) di vivere piú o meno ai margini della società, magari con la fortuna di procurarsi una casetta con un pezzo di terreno sufficienti a camparci di sopra, magari vendendo l'eccesso al mercato rionale (o dove che sia) per avere anche qualche soldo per le spese necessarie.

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Diventerebbe quindi un caso mediatico, e non è difficile immaginare che ci sarebbero estensivi tentativi di trasformarlo in una cavia, o quanto meno assoggettarlo a tutta una serie di verifiche per cercare di capire il funzionamento di questa immortalità.

L'alternativa sarebbe di cercare di fare come gli immortali di Highlander, saltando di identità in identità e simulando la propria morte ogni volta.

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In realtà sospetto che la cosa non sarebbe facile, soprattutto ai giorni nostri, a meno di non lavorare all'anagrafe o avere comunque agganci là dentro (e mantenerli “di generazione in generazione”). Con questa soluzione ci si potrebbe quanto meno evitare indagini scomode, ma a meno di non saltare da pensionato a pensionato, rimarrà comunque la necessità di lavorare.

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Ora veniamo alla questione lavoro, che poi in realtà dovrebbe essere piú una questione «immortalità e società», ovvero: come reagirebbe le nostre società al caso di un singolo individuo (o una manciata di individui) che avessero ottenuto l'immortalità (almeno in termini di “non morire di vecchiaia”)?

Per cominciare, il soggetto in questione finirebbe intanto nel mirino della guardia di finanza dopo aver superato tutti i limiti attualmente considerati per la vita umana.

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Diventerebbe quindi un caso mediatico, e non è difficile immaginare che ci sarebbero estensivi tentativi di trasformarlo in una cavia, o quanto meno assoggettarlo a tutta una serie di verifiche per cercare di capire il funzionamento di questa immortalità.

L'alternativa sarebbe di cercare di fare come gli immortali di Highlander, saltando di identità in identità e simulando la propria morte ogni volta.

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(È un racconto di fantascienza quindi la questione viene sollevata dopo il “first contact” con le prime civiltà aliene, vertendo su quella che di fatto è una quarantena della specie umana per evitare che il virus della vecchiaia distrugga la civiltà galattica. Poi visto che vi piacciono le barzellette a sfondo sessuale vi racconto quella dello scambio di coppia con gli alieni.)

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Ora veniamo alla questione lavoro, che poi in realtà dovrebbe essere piú una questione «immortalità e società», ovvero: come reagirebbe le nostre società al caso di un singolo individuo (o una manciata di individui) che avessero ottenuto l'immortalità (almeno in termini di “non morire di vecchiaia”)?

Per cominciare, il soggetto in questione finirebbe intanto nel mirino della guardia di finanza dopo aver superato tutti i limiti attualmente considerati per la vita umana.

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Prima di toccare la questione “lavoro”: mi sono dimenticato di aggiungere alla questione “immortalità in che senso?” un riferimento ad un racconto di fantascienza di cui ora mi sfuggono titolo ed autore (forse Fritz Leiber?) il cui tema di base è l'idea che gli esseri umani in realtà sarebbero immortali, se non per un agente infettivo che causa la vecchiaia.

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(È un racconto di fantascienza quindi la questione viene sollevata dopo il “first contact” con le prime civiltà aliene, vertendo su quella che di fatto è una quarantena della specie umana per evitare che il virus della vecchiaia distrugga la civiltà galattica. Poi visto che vi piacciono le barzellette a sfondo sessuale vi racconto quella dello scambio di coppia con gli alieni.)

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Ho visto commenti (qui e nella discussione che ha ispirato il sondaggio) con posizioni tipo «eh ma il lavoro» «eh ma la noia» che penso meritino di essere considerati.

La questione della noia sinceramente non me la sarei mai posta. Ci sono talmente tante cose da studiare, da imparare, da fare che non sarei detto «e mo' che faccio» (relevant XKCD:
https://xkcd.com/505/).

(Ovviamente il fatto che ci siano cose da fare non vuol dire che si facciano, vedi il mio nick.)

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Prima di toccare la questione “lavoro”: mi sono dimenticato di aggiungere alla questione “immortalità in che senso?” un riferimento ad un racconto di fantascienza di cui ora mi sfuggono titolo ed autore (forse Fritz Leiber?) il cui tema di base è l'idea che gli esseri umani in realtà sarebbero immortali, se non per un agente infettivo che causa la vecchiaia.