Brutkey

andrea_ferrero
@andrea_ferrero@sociale.network
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Le fasce di Van Allen circondano il nostro pianeta e sono zone di particelle cariche, soprattutto protoni ed elettroni, intrappolate dal campo magnetico terrestre. Se un astronauta vi rimanesse immerso costantemente per settimane, la dose sarebbe letale, ma se vengono attraversate in poche ore la dose totale ricevuta è equivalente al massimo a quella di una TAC, cioè largamente entro i limiti di sicurezza.

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Sono quindi il problema più facile da gestire: la Stazione Spaziale Internazionale attraversa periodicamente una “protuberanza” della fascia interna di Van Allen, l’Anomalia del Sud Atlantico, e ciò ha richiesto una schermatura supplementare e protocolli specifici, ma non ha impedito la missione.

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In compenso, a differenza dei raggi cosmici galattici, possono essere schermate perché hanno un’energia inferiore. Si può predisporre un’area del veicolo appositamente attrezzata in cui gli astronauti si possono rifugiare durante questi eventi. Oggi l’attività solare è monitorata attraverso una vera e propria “meteorologia spaziale”, ma all’epoca del programma Apollo gli eventi solari rappresentavano un rischio imprevedibile.

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Le fasce di Van Allen circondano il nostro pianeta e sono zone di particelle cariche, soprattutto protoni ed elettroni, intrappolate dal campo magnetico terrestre. Se un astronauta vi rimanesse immerso costantemente per settimane, la dose sarebbe letale, ma se vengono attraversate in poche ore la dose totale ricevuta è equivalente al massimo a quella di una TAC, cioè largamente entro i limiti di sicurezza.

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Sono un problema soprattutto per le missioni di lunga durata, come la futura esplorazione umana di Marte.

Le particelle energetiche solari sono "tempeste" di protoni ad alta energia emessi dal Sole durante eventi come i brillamenti solari ole espulsioni di massa coronale. Sono fenomeni sporadici e improvvisi che, in poche ore, possono sprigionare una dose di radiazioni tale da causare effetti acuti — sindrome acuta da radiazione — o persino la morte.

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In compenso, a differenza dei raggi cosmici galattici, possono essere schermate perché hanno un’energia inferiore. Si può predisporre un’area del veicolo appositamente attrezzata in cui gli astronauti si possono rifugiare durante questi eventi. Oggi l’attività solare è monitorata attraverso una vera e propria “meteorologia spaziale”, ma all’epoca del programma Apollo gli eventi solari rappresentavano un rischio imprevedibile.

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Con la tecnologia attuale è sostanzialmente impossibile schermare del tutto i raggi cosmici galattici. Inoltre, quando essi interagiscono con le strutture di un veicolo spaziale, generano radiazioni secondarie che possono essere altrettanto pericolose. D’altra parte, non producono effetti immediati per la salute, ma causano danni cumulativi che possono portare a cancro, mutazioni genetiche e disturbi del sistema nervoso centrale.

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Sono un problema soprattutto per le missioni di lunga durata, come la futura esplorazione umana di Marte.

Le particelle energetiche solari sono "tempeste" di protoni ad alta energia emessi dal Sole durante eventi come i brillamenti solari ole espulsioni di massa coronale. Sono fenomeni sporadici e improvvisi che, in poche ore, possono sprigionare una dose di radiazioni tale da causare effetti acuti — sindrome acuta da radiazione — o persino la morte.

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I raggi cosmici, nonostante il nome, non sono onde elettromagnetiche, ma particelle dotate di massa — soprattutto protoni e nuclei di elio — che arrivano dall’esterno del sistema solare. Si muovono ad altissima velocità e hanno quindi tantissima energia. Si chiamano così perché quando furono scoperti, all’inizio del Novecento, si pensava erroneamente che fossero una forma di energia analoga ai raggi X e ai raggi gamma.

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Con la tecnologia attuale è sostanzialmente impossibile schermare del tutto i raggi cosmici galattici. Inoltre, quando essi interagiscono con le strutture di un veicolo spaziale, generano radiazioni secondarie che possono essere altrettanto pericolose. D’altra parte, non producono effetti immediati per la salute, ma causano danni cumulativi che possono portare a cancro, mutazioni genetiche e disturbi del sistema nervoso centrale.

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I raggi cosmici, nonostante il nome, non sono onde elettromagnetiche, ma particelle dotate di massa — soprattutto protoni e nuclei di elio — che arrivano dall’esterno del sistema solare. Si muovono ad altissima velocità e hanno quindi tantissima energia. Si chiamano così perché quando furono scoperti, all’inizio del Novecento, si pensava erroneamente che fossero una forma di energia analoga ai raggi X e ai raggi gamma.

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Confrontare i pericoli dei diversi tipi di radiazioni nello spazio non è banale, perché la risposta dipende sia dalle caratteristiche della missione, sia dal fatto che si misurino la letalità immediata o i rischi per la salute a lungo termine.

(continua)

@astronomia@feddit.it

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Quiz del lunedì: quale di queste sorgenti di radiazioni è MENO pericolosa per la salute umana?

Soluzione domani, non suggerite e non cercate su internet!

#QuizTime
@astronomia@feddit.it

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Le aziende di intelligenza artificiale hanno proposto di creare data center in orbita intorno alla Terra per sfruttare meglio l’energia solare e risolvere il problema del raffreddamento. Ho dubbi sulla fattibilità di questa ipotesi e sto raccogliendo informazioni e pareri sull’argomento. Voi che cosa ne pensate?

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Anche la ricerca di eventuali segnali radio provenienti dalla cometa ha dato risultato negativo.

Non è la prima volta che Avi Loeb fa queste sparate: aveva già fatto dichiarazioni simili con una meteora che colpì la Terra nel 2014 e con ‘Oumuamua nel 2017. Loeb ha costruito la propria presenza sui media con gli annunci sensazionalistici relativi alla vita extraterrestre, a cui ha dedicato diversi libri e un progetto di ricerca, che ha modestamente chiamato “Galileo Project”.

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Cerca di risollevare l’attenzione su questi temi ogni volta che viene osservato un corpo celeste diverso dal solito. Queste affermazioni non meritano credito. Gli oggetti come 3I/ATLAS sono importanti non perché siano manufatti alieni ma perché ci possono fornire indizi sugli ambienti intorno a stelle distanti dalla nostra, che non siamo in grado di visitare. Sono testimoni di altri mondi.

(fine)