Brutkey

MAU
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Screenshot di un articolo d’opinione pubblicato su Haaretz, intitolato “The Final Expulsion of Palestinians Is Underway – and Your Indifference Enables It”. L’immagine mostra una scena tesa su una strada sterrata, fiancheggiata da muri di pietra e recinzioni. A sinistra, tre civili palestinesi, tra cui un bambino che regge una pentola di metallo, fronteggiano un gruppo di soldati israeliani armati. Uno dei militari, con casco e volto coperto, estende un braccio in gesto autoritario, forse per impartire un ordine o indicare una direzione. Gli altri soldati indossano uniformi e protezioni tattiche. Sullo sfondo si intravede un paesaggio rurale con alberi e colline. Il testo dell’articolo denuncia l’espulsione sistematica dei palestinesi dalla Cisgiordania, descritta come un processo rapido e profondo, attuato sotto una “copertura di decisionismo” e con il silenzio dell’opposizione israeliana. L’immagine rafforza il messaggio dell’articolo, evidenziando il confronto diretto tra popolazione civile e forze militari. 5e884f6dd187b528.png Screenshot tratto da un articolo del quotidiano The Guardian, accompagnato da una fotografia che documenta l'arrivo all'ospedale Nasser dei corpi di 15 palestinesi, detenuti da Israele, dopo essere stati consegnati come parte di uno scambio di prigionieri-ostaggi (Fotografia: Anadolu/Getty Images).
Nell’immagine si vedono diversi operatori — presumibilmente personale medico o investigativo — vestiti con indumenti protettivi e mascherine, mentre maneggiano un sacco bianco per cadaveri. Il corpo viene caricato su un veicolo, in un ambiente esterno con alcune palme visibili sullo sfondo. Dietro il gruppo operativo, si nota la presenza di alcuni osservatori. Il contesto visivo suggerisce un episodio di morte violenta o sospetta. Il testo sovrapposto all’immagine riporta il titolo dell’articolo: “Israel has ‘de facto state policy’ of organised torture, says UN report”, seguito da un sommario che elenca gravi accuse — tra cui attacchi con cani e violenze sessuali — e solleva preoccupazioni sull’impunità per crimini di guerra. 52499db8180d3681.png Screenshot tratto da un articolo pubblicato su Haaretz, accompagnato da una fotografia che ritrae una scena quotidiana in un contesto palestinese. In primo piano, tre persone — una donna e due bambini — camminano verso l’ingresso di un edificio in pietra con finestre ad arco, il Teatro El-Hakawati a Gerusalemme Est.
La donna indossa un abito lungo e un copricapo, mentre i bambini sono vestiti in modo casual. Sopra il cortile sono appesi festoni triangolari colorati, che suggeriscono un’atmosfera di festa o comunità. L’illuminazione è tenue, indicando probabilmente l’alba o il tramonto. Il testo sovrapposto all’immagine recita: “Trauma under the olive tree. The Ability to Be Angry Has Been Drained From Us After Two Years of Genocide, in Which We Were Silenced With the Heavy Hand of Arrests and Humiliation Along Wit…”.

Credito: Ahmad Gharabli/AFP 4574be8ba3aa9a05.png Nel potente screenshot tratto da Haaretz, un uomo si tiene la testa tra le mani, simbolo visivo di angoscia e impotenza. Sullo sfondo, due immagini in rosso evocano il dolore: una figura che abbraccia un bambino e un'altra con il capo chino, entrambe immerse in un’atmosfera di sofferenza. Il testo in basso interroga la coscienza collettiva: "How can we go on knowing that the Gazans are starving and we Israelis are silent?" — un grido che denuncia il silenzio complice di fronte alla crisi umanitaria a Gaza. ea3e3caf65abf802.png Lo screenshot mostra una veduta aerea di Gaza: una città densa, affacciata sul mare, dove la bellezza del paesaggio costiero contrasta drammaticamente con la tragedia umana evocata dal testo. Il titolo dell’articolo di Francesco Pallante, “Gaza. L’ultima offesa: preoccuparsi per i carnefici anziché per le vittime”, denuncia un ribaltamento morale nel discorso pubblico, dove l’empatia sembra spostarsi verso chi perpetra la violenza, anziché verso chi la subisce. b5b8840f8f2c184f.png